DISCORSI SCELTI DEL NEGUS D'ETIOPIA

HAILE SELASSIE, IL NEGUS D’ETIOPIA

HAILE SELASSIE: LA PAROLA DELL’ULTIMO RE DEI RE

Uno sguardo sull’Africa che dal passato ci riporta al presente:

“Oggi, l’Africa è emersa da questo cammino oscuro. Il nostro Armageddon è passato. L’Africa si è innalzata come un continente libero e gli Africani sono rinati come uomini liberi. Il sangue che è stato sparso e le sofferenze che sono state sopportate, sono oggi in Africa i pilastri della libertà e dell’unità. Quegli uomini che hanno rifiutato di accettare la sentenza inflitta su di loro dai colonizzatori, che hanno retto incrollabilmente attraverso le ore più buie, per la visione di un’Africa emancipata dal dominio politico, economico e spirituale, saranno ricordati e venerati ovunque si incontrano gli Africani. Ciò che si può pronunciare oggi, può aggiungere poco all’eroica lotta di coloro che grazie al loro esempio, ci hanno mostrato quanto preziose siano la libertà e la dignità umana, e di quanto poco valore sia la vita senza di esse. Le loro gesta sono scritte nella storia.

Haile Selassie I

Eppure la vittoria dell’Africa, anche se proclamata, non è ancora totale, e le aree di riluttanza persistono. Oggi definiamo come nostro primo compito la grande liberazione definitiva di quegli Africani ancora dominati dallo sfruttamento e dal controllo straniero. Con l’obiettivo in vista, e un trionfo incondizionato alla nostra portata, non dobbiamo ora vacillare né rallentare né rilassarci. Dobbiamo fare un ultimo sforzo supremo; ora che la lotta si sviluppa, seppure affaticati, abbiamo conquistato tanto che l’esaltante senso di realizzazione ci ha portato quasi alla sazietà. Ma la nostra libertà non ha senso se tutti gli Africani non sono liberi. I nostri fratelli in Rhodesia, in Mozambico, in Angola, in Sudafrica, gridano con angoscia per il nostro sostegno e assistenza. Dobbiamo sollecitare a loro nome il loro pacifico accesso all’indipendenza. Dobbiamo schierarci ed identificarci con tutti gli aspetti della loro lotta. Sarebbe un tradimento se noi servissimo soltanto a parole la causa della loro liberazione e fallissimo nel sostenere i nostri discorsi con l’azione. A loro diciamo: il vostro appello non sarà ignorato. Le risorse dell’Africa e di tutte le nazioni amanti della libertà sono radunate al vostro servizio. Rincuoratevi, perché la vostra liberazione è vicina.”

Questo discorso potrebbe essere stato pronunciato oggi stesso. Invece, tali parole furono proferite quasi mezzo secolo fa, nel lontano 1963, quando il Negus d’Etiopia Ras Tafari Makonnen, ovvero Haile Selassie I, fondò l’Organizzazione dell’Unità Africana, prima ed unica istituzione al mondo volta ad unificare politicamente il continente nero per salvaguardarne i diritti umani: con queste inequivocabili frasi il Negus si rivolgeva fraternamente ai leader africani, animando la lotta per l’emancipazione dell’Africa che continua ancora oggi.

Sempre nel 1963, Haile Selassie saliva i gradini della tribuna delle Nazioni Unite, a New York, rivolgendo un perenne insegnamento all’assemblea riunita ed al mondo intero: le sue parole vengono messe in musica alcuni anni più tardi dalla voce del reggae, Bob Marley, nel celebre brano “War”, che tuttora fa riecheggiare l’appello del Negus vivacemente nei cinque continenti. Quello che l’Imperatore etiope sostiene, fissando negli occhi l’allora presidente Kennedy (appena un mese prima del famoso attentato), è un discorso dalla sorprendente attualità storica, proferito con una lungimiranza che alla luce dei fatti potrebbe essere definita profetica:

Bob Marley canta “War”

“Fino a quando la filosofia che ritiene una razza superiore e un’altra inferiore non sarà finalmente e definitivamente screditata ed abbandonata,

finché non ci saranno più cittadini di prima e seconda classe in nessuna nazione,

finché il colore della pelle di un uomo non sarà irrilevante quanto il colore dei suoi occhi,

finché i diritti umani basilari non saranno garantiti per tutti, senza discriminazioni di razza,

fino a quel giorno, il sogno di una pace duratura, di una cittadinanza che sia mondiale, e di regole di moralità internazionale, rimarrà null’altro che un fuggevole miraggio, da rincorrere senza essere mai raggiunto.

E finché gli ignobili ed infelici regimi che segregano i nostri fratelli in Angola, in Mozambico, in Sudafrica, ridotti in schiavitù disumane, non saranno abbattuti e completamente distrutti,

finché la mentalità ristretta, il pregiudizio ed il malevolo e inumano egoismo non saranno sostituiti dalla comprensione e la tolleranza e la bontà,

finché tutti gli Africani non si solleveranno e parleranno come esseri liberi, nella parità agli occhi di tutti gli uomini, così come lo sono agli occhi del cielo,

fino a quel giorno, il continente Africano non conoscerà pace.

Noi Africani combatteremo, se necessario, e sappiamo che vinceremo,

poiché confidiamo nella vittoria del bene sul male.”


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Una Risposta

  1. Praise Jah Rastafari.

    30 marzo 2011 alle 01:52

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